Informazione e formazione esprimono il “livello di civiltà” di un popolo

20 luglio 2010
By admin

In Italia, sotto gli occhi costernati delle più grandi democrazie europee ed occidentali, si sta consumando un confronto politico-culturale sulla salvaguardia dei diritti costituzionali e della libertà di informazione. Ci riferiamo alla cosiddetta “legge-bavaglio” che, approvata dal Senato, deve approdare alla Camera dei Deputati per la terza, definitiva approvazione e conseguente promulgazione.
Lo scontro è senza precedenti, ai massimi livelli, trasversale alle forze politiche, sociali, economiche, giudiziarie. In entrambi gli schieramenti parlamentari si agitano “falchi” e “colombe”. In parecchi casi però non è agevole distinguere gli uni dagli altri perché l’esigenza di tutela degli interessi della “casta politica italiana” accomuna i contendenti di questa partita dove si spaccia la legge come un provvedimento a salvaguardia della privacy dei cittadini.
A nostro avviso non c’è niente di più falso e di pericoloso nell’adozione di questa legge che, di fatto, censura la libera informazione e quindi il diritto sacrosanto di conoscenza anche di fatti e misfatti, o presunti tali, sui quali ciascuno è però libero di farsi un’opinione…Purché ne abbia conoscenza!
Laddove risulta invece mortificato e inibito proprio il diritto di conoscenza del cittadino, ci troviamo innanzi a un potere che ha smarrito il senso dei principi istitutivi della nostra Repubblica, sanciti dalla Costituzione repubblicana, col rischio di trasformarsi in un potere autoritario in grado di minare le fondamenta democratiche dello Stato.
Quindi aggiungiamo ai tanti altri anche il nostro no più assoluto nei confronti di questa legge, pur ribadendo nello stesso tempo che ciascuno (politica, magistratura, informazione) debba assumersi più precise responsabilità e conseguenti obbligazioni sul piano deontologico-professionale per tutelare la privacy di chi è oggettivamente estraneo a inchieste o a procedimenti penali di qualunque genere.
Questo diritto però non può e non deve prevalere su qualunque altro interesse, tanto più quando in nome di una presunta tutela della privacy una democrazia rinuncia ad esercitare la funzione vitale che le compete: quella del controllo, della verifica, della denuncia di comportamenti illegittimi e illegali perpetrati ai danni della comunità da qualunque soggetto o potere, legale e criminale.
Diversamente si corre il rischio di legittimare maldestre iniziative repressive della libertà di pensiero e di espressione che, forse ingenuamente, qualcuno ha tentato di introdurre anche nel sistema scolastico italiano.
Resta valido e inviolabile quanto sancito nella carta dell’ONU del 10 dicembre 1948 all’art. 19: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni ed idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. dicembre 1948)
E veniamo alla difficile situazione in cui versa la Scuola italiana, a tutti i livelli e con tutte le sue articolate espressioni. Oggi più che mai essa ha bisogno vitale di un’informazione libera, attenta, sollecita a dar voce a un disagio generalizzato e crescente che ha determinando e sta acuendo tensioni, ma anche divisioni, dissensi e contestazioni di piazza, blocchi degli scrutini in tante scuole come “ultima chance ritorsiva” nei confronti  di una manovra finanziaria che oggettivamente penalizza più di qualsiasi altro settore quello scolastico. I tagli pesantissimi mal si conciliano con il fabbisogno reale di una scuola che prepara al mercato le nuove generazioni. Esse devono trovare nella modernizzazione la chiave di lettura più idonea e coerente per valorizzare le professionalità ed esaltare le capacità individuali e collettive. Non mortifichiamo il “livello di civiltà di un popolo”.
La nostra è una voce fra tante altre che animano l’universo scolastico e, guardando ai tempi ed ai contesti, abbiamo scelto di informare e di rappresentare questo mondo, di dargli più voce e quindi opportunità di confronto a tutti i livelli in nome della tutela di un altro diritto, quello di partecipazione, che a sua volta si fonda su quello d’istruzione. Questo sforzo, che è anche una piccola rivoluzione, per essere ripagato dev’essere condiviso e sostenuto dagli attori della scuola italiana in nome di una visione dell’istituzione e dell’organizzazione scolastiche improntate alla cultura della sostenibilità per le presenti e future generazioni di cittadini.

di Vincenzo Califano

(Informatore N° 20 dell’1 luglio 2010)