La Scuola Italiana al bivio: tra crisi, protesta e scrutini…
Alla vigilia degli scrutini di fine anno e degli esami di stato esplode la protesta del mondo della scuola nei confronti della manovra finanziaria varata dal Governo per il riequilibrio dei conti pubblici.
Una finanziaria che penalizza fortemente la scuola e i lavoratori dell’istruzione con tagli di circa il 10% su gli stipendi, peraltro già più bassi rispetto alla media degli altri paesi dell’UE.
“Un insegnante di scuola elementare perderà 2.500 euro, pari al 9,96%; un collega della scuola superiore dovrà fare i conti con un mancato aumento di circa 3 mila euro, pari al 10,76%. Il contratto della scuola prevede infatti una progressione economica in base all’anzianità, secondo gradoni di sei anni. Per effetto del blocco triennale degli scatti, coloro che hanno beneficiato dell’aumento nel 2009 potranno avere uno scatto di anzianità solo nel 2018. E se nel frattempo non interverranno rinnovi contrattuali, lo stipendio avrà perso almeno il 20 per cento del potere d’acquisto”.
Questo in sintesi il sacrificio imposto al mondo della scuola e che non trova eguali nel pubblico impiego col rischio di mandare veramente all’aria il sistema formativo nazionale e con esso ogni residua speranza di non ricadere nel diffuso analfabetismo d’altri tempi.
No, questo proprio non possiamo permettercelo nell’interesse del Paese. Occorre che il Governo, col sostegno di tutte le forze politiche, riconosca alla Scuola un primato assoluto rispetto a qualsiasi altro settore per la peculiare funzione che gli va riconosciuta: quella cioè di formare le future generazioni, i lavoratori e la classe dirigente dell’Italia che verrà e che dovrà essere all’altezza della sfida che l’attende, soprattutto sul piano della formazione culturale. Senza o con pochi insegnanti e con insegnanti mortificati e penalizzati sotto tutti i punti di vista non c’è futuro per la Scuola Italiana e non c’è per il Paese.
Auspichiamo perciò che la protesta, legittima, serva a far breccia nelle coscienze della Politica affinché venga salvaguardato il primario interesse del Paese che è quello di avere un sistema formativo di prim’ordine sotto tutti i punti di vista.
Significativa in tal senso è la lettera di Francesca D che pubblichiamo in apertura su questo numero dell’Informatore e che sintetizza in modo efficace lo stato d’animo di chi per mestiere ha scelto di insegnare, cioè di trasmettere al prossimo conoscenza, saperi, abilità per acquisire autonomia di pensiero e di azione.
Con qualche ulteriore ritocco grafico, realizzato in corso d’opera per meglio rispondere alle esigenze del mercato dell’informazione e della comunicazione, l’Informatore si apre sempre di più all’universo scolastico di ogni ordine e grado per dargli voce e forza, per far sentire le ragioni di questa straordinaria comunità che è sempre più trasversale a tutti gli altri settori sociali, culturali, economici e politico-istituzionali. Dar voce a nostro avviso non significa gridare, che sembra esser diventato lo sport nazionale privilegiato quasi da tutti…Dar voce significa rappresentare, rappresentarsi, intervenire nel dibattito nazionale.
Con i fatti e con i protagonisti della quotidianità, la Scuola Italiana deve parlare di più al Paese rivendicando il suo primato assoluto: quello da cui dipendono le “magnifiche sorti e progressive…” di leopardiana memoria.
di Vincenzo Califano
(Informatore 19 del 16 giungo 2010)




























